Lo scempio di Madergnago

July 19, 2007 · Filed Under Ambiente e territorio · Comment 

In tempo di elezioni amministrative ho finalmente trovato su una rivista, in distribuzione gratuita, la risposta al ricorrente quesito “Quale futuro per Desenzano?”. La risposta che intende ogni amministrazione che si candida è chiara e inequivocabile: Desenzano sarà la capitale del Lago di Garda.

Su questo sono tutti d’accordo, sia da destra che da sinistra e forse la capitale del Garda lo è già diventata per molti aspetti:

  • capitale indiscussa del cemento (anche se è una bella lotta con Padenghe, Moniga e Manerba)
  • capitale del fracasso e del rumore, sia quello prodotto dal traffico sia quello generato dagli innumerevoli cantieri
  • capitale certamente per il numero di esercizi commerciali pro capite (uno ogni 25 abitanti)
  • capitale per la superficie adibita a plateatico (credo non esistano paragoni a livello nazionale)
  • capitale per la pochezza e il livello infimo delle attività culturali (nell’ultimo numero di Dipende, non è neanche menzionata)

Mi auguro che la nuova giunta freni la distruzione continua del paesaggio e dica chiaramente che certe cose non verranno più tollerate. Spero solo che il nuovo sindaco Cino Anelli coltivi per Eugenio Farina, che era presente sul suo ultimo santino elettorale, un’amicizia legata alla poesia e non all’attività di immobiliarista!

Non si può chiudere gli occhi (e il naso!) su certi scempi come quello che si sta perpetrando in zona Madergnago!

Massacro della zona sovrastante il Desenzanino. Di chi è la responsabilità?

A maggio di quest’anno ho pensato di fare una passeggiata proprio al Monte Corno anche per rivedere quei posti dove si andava a fare Pasquetta, a mangiare uova sode, con la famiglia e tutti i vicini di casa, quando ero un bambino. Ho scelto il percorso centro-lungolago-Desenzanino con l’intenzione di andare su verso via Lorenzini (Ca’ rotte, Cementarmà di antica memoria).

Ma appena superato il parcheggio destinato agli autobus e ai pullman di linea, mi sono quasi perso: non riconoscevo più le strade, i percorsi, il paesaggio; per sbaglio sono finito nel parco di un condominio da cui ho avuto le mie difficoltà a uscire, poi sono sbucato su una colossale bastionata di costruzioni in cemento armato e alla fine ho scoperto una realtà inaspettata e poco reclamizzata, perché è una vergogna per chiunque lo abbia permesso: e cioè che si sta perpetrando, senza che nessuno ne parli e se ne assuma la responsabilità, o la paternità, l’ennesimo gravissimo scempio del paesaggio, come è documentato da queste foto che ho scattato col telefonino, inorridito (io e anche il Nokia N73).

Ma chi amministra un bene comune non deve dare conto di tutto ai cittadini? Perché non si ritiene di dovere spiegare la logica di certe scelte urbanistiche? Ritengo interessante che tutti sappiano chi (e quanto) ci guadagna ufficialmente, ricorrendo cioè solo alle a cifre pubbliche, da questo massacro. A titolo di esemplificazione, una villetta trifamiliare inquadrata nelle foto è posta in vendita su un giornale con offerte di agenzie immobiliari a 750.000 euro a sezione, che, moltiplicato per 3, fa 2.250.000 euro, cioè quattro miliardi e mezzo delle vecchie lire, vale a dire 4,5 x 10^9 che è una cifra non commisurata ai costi, ma evidentemente speculativa.

E ai cittadini, quanto viene dato in cambio della privazione di un bene ambientale e paesaggistico che sparisce e viene sostituito da una colata di “villette geometrili”? Ma quale progetto, quale idea di urbanistica, in quale ottica di sviluppo della città si inseriscono queste cicatrici del paesaggio? Sinceramente è difficile veder di peggio in giro. Si fa presto a dire adesso: io sono contro le costruzioni a lago quando non è rimasto più neanche un metro quadro libero (magari, ma non lo si dice anche per merito del coccodrillo dichiarante).
A Vicenza, per esemplificare, sono state prese in campo urbanistico iniziative se vogliamo criticabili, ma sempre con una specie di idea dietro. Qua un quartiere PEP, là una zona industriale, qua edifici per le imprese commerciali, là un centro orafo, qua un aeroporto, là una base militare americana (adesso ne siamo tutti al corrente o no?)… e via discorrendo, naturalmente nel più assoluto rispetto del centro storico e delle zone verdi della città, ma una così bieca e cieca e ottusa speculazione edilizia non è neppure immaginabile. Vicenza ha tanto di quel verde che ne potrebbe vendere a Desenzano (per costruire villette a schiera, magari).

Desenzano è ormai in mano ad una specie di lobby della cementificazione più spudorata, non c’è alcun dubbio.

Questo del Monte Corno è un episodio emblematico, ma non certamente isolato.
Quello che si sta facendo a Rivoltella, a Vaccarolo, a San Martino, a Centenaro e dappertutto è sempre lo stesso scriteriato e assurdo scempio del territorio, privo di un disegno razionale, di una prospettiva che non sia quella della bieca speculazione affaristica. Complimenti a tutti quelli che affondano il loro grugno in questo banchetto, e a chi lo consente.

E’ suggestiva anche la foto scattata dal dirigibile nel 1920 che il notaio Piero Barzizza propone per mostrare quanto ampio è stato il degrado del territorio, ma è sufficiente andare a ritroso nel tempo per molti meno anni per rendersi conto dello stravolgimento continuo e incessante che la capitale del Garda continua a subire. E’ il momento di dire BASTA! Davvero.

Qualche notizia di quello che la comunità può avere guadagnato dalla selvaggia lottizzazione di Madergnago si trae da questo documento allucinante che pubblico ben volentieri.

Dal “Giornale di Brescia” del 28 novembre 2003.

In merito alla risposta ricevuta in Consiglio comunale venerdì 7 novembre u.s. in seguito all’interrogazione da me presentata in qualità di consigliere comunale del Comune di Desenzano del Garda avente per oggetto “Situazione Azienda ospedaliera di Desenzano del Garda” mi corre l’obbligo precisare quanto segue. (omissis…) Sulla questione dell’area di Madergnago bisogna smetterla di dire falsità! Innanzitutto è doveroso ricordare come tale area sia stata venduta ad un ottimo prezzo e come la vendita sia stata opportunamente effettuata dopo aver proceduto alla lottizzazione dell’area stessa. La plusvalenza di Madergnago è stata sì incamerata dalla Regione Lombardia, ma la Regione stessa con delibera numero 13.306 dei 19 giugno 2003 ha successivamente riversato nelle casse dell’Azienda ospedaliera 4.400.000,00 euro sulla base di progetti predisposti dalla precedente dirigenza dell’Azienda ospedaliera. (omissis…) F.to Emanuele Giustacchini.

Insomma secondo lo scrivente è stato un ottimo affare per la comunità!