Desenzano: quale futuro? Ulteriori considerazioni

October 29, 2007 · Filed Under Sviluppi recenti, Urbanistica · Comment 

In Italia, come è sotto gli occhi di tutti, si è avviato un forte processo di deindustrializzazione, con la dismissione o la delocalizzazione o la cessione a società straniere delle nostre attività nel settore industriale, senza che esse siano sostituite da iniziative analoghe o a più alto contenuto tecnologico. Il risultato è che a breve diventeremo un popolo di camerieri, pizzaioli, albergatori, intrattenitori vari, disc jockey, veline, e similari.

Ebbene, Desenzano da questo punto di vista è sicuramente all’avanguardia, proponendo, in un pregevole contesto architettonico e ambientale, una serie di servizi ed attività rimarchevoli.

Oltre alla caterva di pizzerie, fast food, piadinerie, paninoteche, ristoranti già citati, oltre a tutti i servizi connessi alle attività acquatiche, posti barca, scuole di vela, noleggio e alaggio di mezzi atti a solcare le onde del lago, nelle immediate vicinanze si può contare su un pacco considerevole di divertimenti, fra cui ho potuto catalogare:

  • una pista per go-kart di livello nazionale
  • due piste per aeroplani ultraleggeri
  • una pista attrezzata per aeromodelli radiocomandati
  • una pista attrezzata per modelli di auto radiocomandati
  • un cinema multisala
  • decine di night club e discoteche
  • percorsi per motocross
  • numerosi parchi con giochi acquatici
  • agriturismi vari

… e forse ho dimenticato qualcosa.

Il futuro di Desenzano è già delineato; è inutile porsi la domanda retorica “Quale futuro?” e sbizzarrirsi in assurdità tipo il parcheggio sotto la maratona o la costruzione di spiagge artificiali al Desenzanino, proposta dalla Comunità del Garda. Chi volete che venga a Desenzano attirato da una spiaggia artificiale per la balneazione? Certo, se c’è aumenta le attrazioni, ma è anche questione di costi e benefici, o sbaglio?

Invece quello che gli amministratori dovrebbero curare è presto riassunto in pochi punti:

  • evitare la cementificazione dilagante, ammesso che non sia già troppo tardi
  • limitare la ricettività a limiti umani
  • ripristinare il verde e costruire parchi. Basta visitare d’altra parte la sponda veronese e trentina per vedere la differenza. A proposito, la devastazione della Valtenesi avrà un limite?
  • Infine si dovrebbe produrre una offerta di avvenimenti culturali e musicali decente. Attualmente siamo a livelli incredibilmente bassi: spettacoli pirotecnici ormai inflazionati (d’estate ce n’è uno ogni sera nei paesi rivieraschi), orchestrine di dilettanti e spettacoli da circo, concerti della banda cittadina, e quando si cerca qualcosa di culturalmente impegnato, un po’ di musica lirica. Ma è mai possibile che quando si vuole fare un concerto di musica seria si riesce solamente a chiamare qualcuno che canti l’Aida? Fa eccezione la lodevole iniziativa dei concerti del Conservatorio di Brescia nell’Auditorium A. Celesti; speriamo che duri e che magari d’estate le si dia una degna cornice nel castello restaurato…

Le trasformazioni più recenti di Desenzano

October 23, 2007 · Filed Under Sviluppi recenti · Comment 

Poche città secondo me hanno subito le modifiche che hanno interessato Desenzano negli ultimi 70 anni, che hanno riguardato anche il centro storico e l’assetto urbanistico.

Grazie alla politica “keynesiana” del governo di allora, negli anni Trenta, molti fondi furono destinati ai lavori pubblici che consentirono così di realizzare opere importanti che hanno dato un contributo fondamentale all’immagine attuale del centro. Basti pensare al lungolago, al prolungamento della diga oltre al faro vecchio, all’attuale pontile di attracco dei battelli, al viale che fiancheggia il lungolago, al ponte alla veneziana, all’edificio delle scuole elementari e, più di recente, il nuovo viadotto ferroviario.

A partire dagli anni Cinquanta furono eseguiti altri lavori che ben ricordo anch’io. Fu eliminata la stazione del treno che collegava la stazione alla zona portuale detta dai desenzanesi Maratona, che fu trasformata in parcheggio e area giochi. Successivamente tutta la ferrovia fu eliminata; in alcuni tratti del vecchio percorso si possono vedere resti del terrapieno. Una delle locomotive a vapore che allora facevano servizio fra la Maratona e la Stazione ferroviaria è stata sistemata alla Maratona.

Pochi desenzanesi ricordano ancora piazza Malvezzi e via Castello com’erano una volta: senza asfalto e lastricate di scuri ciottoli appuntiti (qualche tratto ne è rimasto in via Castello) che costringevano d’estate a usare i caratteristici robusti zoccoli di legno. I ciottoli furono sacrificati sull’altare del progresso e della modernità. Ricordo anche le “ristrutturazioni” fra via Castello e via Asilo, nel nucleo più antico della città, con modifiche dell’urbanistica, creazione di gallerie zeppe di negozi, nuovi condomini, aperture di collegamenti trasversali fra vie. Il mio giudizio è che non è stata una scelta brillante, sotto tutti i punti di vista.

Alcuni interventi di pregio sono stati effettuati dalla giunta Rocca, con la nuova pavimentazione di via Roma e la nuova e decorosa illuminazione anche nelle zone periferiche, il parcheggio sotterraneo e il bellissimo parco del Laghetto. Più recentemente sono state aggiunte le fontane sul lungolago, di cui non si sentiva molto il bisogno, e sono stati compiuti altri interventi di pessima edilizia; quel che è peggio, si è dato il via a una dissennata politica urbanistica di cui parlo nel mio altro articolo, “Quale futuro?”.

Nei vecchi desenzanesi sono rimasti alcuni modi di indicare certe zone dell’abitato che attualmente sembrano incomprensibili, ma hanno avuto origine dall’uso che non molto tempo fa se ne faceva. Così si dice “al passaggio a livello” per indicare viale Motta in prossimità del Sesto Senso, perché allora c’era un passaggio a livello; “dai carabinieri” per indicare l’incrocio fra via Gramsci e il Lungolago, perché naturalmente là c’era la vecchia sede del comando dei carabinieri; il “Cement armà” era via Lorenzini; le “cà rote” l’inizio di via Lorenzini; “al Garibaldi” dove c’era il cinema omonimo, “le Fanfani” il centro di via Sirmione.

Altri riferimenti sicuri, anzi punti cardinali, erano i negozi e le osterie: il busùn, il rampìn, la Rossa, il Loda, il Zacchi, il Tremolini, la TOPO, l’Antonioli, il Comini, la Piera del pesce, ecc. ecc.

Desenzano: quale futuro? La mia opinione

October 23, 2007 · Filed Under Sviluppi recenti, Urbanistica · Comment 

Non si può ignorare la recente evoluzione che ha interessato la città: l’enorme sviluppo residenziale legato agli acquisti di seconde e terze case, la grande cementificazione di tutte le aree, lo snaturamento di quartieri in cui si è consentito di costruire palazzi condominiali in aree una volta destinate all’edilizia di piccole unità abitative, l’esplodere del turismo dei pendolari del week-end e dei “ponti festivi” con il conseguente indotto di pizzerie, piadinerie, ristoranti, trattorie, fast food, gelaterie, buffetterie, tavole calde, paninoteche, bar e affini, negozi, boutiques, nonché di locali notturni d’ogni tipo e sorta.

Non dimentichiamo poi il numero altissimo di supermercati, ipermercati, discount, centri commerciali a dimensioni anche faraoniche come l’ultimo nato, Le Vele.

Contemporaneamente sono spariti quasi tutti i tipici negozi e negozietti che una volta si trovavano in centro, col risultato che credo sia molto più facile in centro acquistare l’ultima borsa di Prada (sia autentica sia, dagli onnipresenti “vu’ cumprà”, contraffatta) piuttosto che una comune bistecca.

Va detto che il centro storico è stato splendidamente restaurato e anche abbellito e impreziosito da selciati stupendi, illuminazioni suggestive, facciate con preziosi spatolati, cortiletti pittoreschi, ma ha perso in parte la sua autenticità, è diventato a misura di turista pendolare, è una cornice, una vetrina con cui attirare la gente per meglio vendere la mercanzia.

Parallelamente è andato distrutto il patrimonio di alberi e piante che ne arricchivano il paesaggio. I giardini delle vecchie abitazioni erano pieni di cedri del Libano, cipressi, oleandri, nespoli del Giappone, magnolie che sono stati eliminati per far posto a vani abitativi, con “ristrutturazioni“ come quella mostrata nella foto, in cui alla villetta monofamiliare con annesso giardino si sono sostituiti complessi residenziali condominiali di molti appartamenti, con sparizione totale del verde.

Ristrutturazione

Le zone di paesaggio rurale tipicamente gardesano sono sparite, talora anche per lasciar posto a pregevoli parchi come quello del Laghetto, che però è pur sempre un ambiente artefatto. Chi si ricorda i parchi della Villa Sabbadini o il viale di cipressi che la congiungeva al centro?

Se non bastasse c’è stata anche una tremenda bufera di vento che qualche anno fa ha distrutto i bellissimi parchi dell’Idroscalo e della Villa Pellegrini (ora dei Padri Rogazionisti) abbattendone le piante secolari. Naturalmente l’incuria e la mancanza di attenta manutenzione sono fattori che hanno contribuito a che questo si verificasse: non si può dire sempre che la colpa è della fatalità o del “vento killer”, per usare i termini dello spregevole gergo giornalistico urlato che va di moda adesso.

Quanto interessi il verde ai desenzanesi lo si capisce comunque dallo stato in cui versano alcune aree adibite a parcheggio, come quella davanti alla piscina comunale, in cui sarebbe fin troppo ovvio piantare alberi, basta che a qualcuno venga in mente.

A me, che vi ho vissuto dall’età di quattro anni fino a dopo gli studi universitari, Desenzano sembra diventato come un villaggio minerario ricostruito, una scenografia da film hollywoodiano, un set per pendolari del turismo. Per carità , non si può certo vivere pensando che nulla cambi mai, anche gli sviluppi di Desenzano descritti prima hanno le loro attrattive e i loro vantaggi, ma non è forse il momento di rallentare questa corsa, di smettere di consumare gli spazi, il verde (esistono ancora alberi da qualche parte?), di non aumentare più la capacità ricettiva, con tutto il complesso di oneri che questo comporta per gli abitanti? Non basta così? Non siamo forse già a regime, non si calcola che forse abbiamo superato il punto in cui questo trend procura più svantaggi e problemi che altro? Vogliamo prendere a modello la distruzione dell’ambiente lacuale che è stata fatta in Valtenesi?

Anni fa non esisteva ancora il fenomeno del pendolarismo dei fine settimana e i turisti comparivano in luglio per sparire al 15 agosto. Rimanevano solo gli autoctoni come noi studenti impegnati a fare le vasche sotto i portici e a bere “el bianch씝 dalla Rossa. Ora la realtà è drammaticamente diversa: Sirmione calcola di avere durante un week-end normale circa 4000 auto, 50 bus, e 20.000 visitatori. La rete distributiva sirmionese conta 338 esercizi, 44 appartengono al comparto alimentare. Il numero degli esercizi è quasi raddoppiato negli ultimi 20 anni passando dai 182 del 1982 ai 338 attuali. Il trend è eguale anche per la superficie di vendita salita da 12.720 agli odierni 24.320 metri quadrati. Sono cresciute anche le imprese presenti sul territorio mentre non c’è stato un parallelo incremento degli addetti che, anzi, sono diminuiti. Infatti nel 1996 le imprese erano 785 e sono diventate 899 nel 2000, mentre i lavoratori sono calati di ben 203 unità scendendo da 1.631 a 1.428.

Desenzano vanta oltre 500 esercizi commerciali con migliaia di addetti complessivamente. La circolazione è spesso totalmente bloccata da un anello di automobili ininterrotto da Desenzano a Sirmione, perché notoriamente le strade sono quelle che sono e il principio fisico dell’impenetrabilità dei corpi vige tuttora. Molti miei amici mi dicono che in centro non si riesce più a chiudere occhio per gli schiamazzi e il casino costante. Il livello di inquinamento sonoro è diventato impressionante dappertutto: motorini e auto imperversano a tutte le ore (della notte e del giorno, si capisce) insieme alle migliaia di cani che i residenti si sono messi in casa e nei giardini (e che vanno a rilasciare le loro “deiezioni solide” ovunque). Certo, questo ha anche a che fare con l’educazione media della gente che è assai bassa, ma aumentare spropositatamente la capacità ricettiva di un centro abitato amplifica di sicuro questi problemi. Le auto e le moto che di notte a tutte le ore percorrono viale Motta e via Sirmione a velocità pazzesca si possono udire distintamente a chilometri di distanza.

Quale sarà il futuro che gli amministratori stanno pensando (se ci pensano) per Desenzano? Credo che il modello di sviluppo verso cui stiamo andando risponda alla definizione di una grande ininterrotta pizzeria a cielo aperto.

Lo stemma ufficiale è ancora quello delle due torri, ma ormai è ora di sostituirlo con qualcosa di più moderno e che più si attaglia allo strumento che da almeno trent’anni ne sta plasmando e modellando l’aspetto: una bella gru per edilizia!!

Gru per edilizia

I convegni che periodicamente si tengono sul tema “Quale Futuro?” propongono nella migliore delle ipotesi il seguente assunto: “Desenzano deve dotarsi di una serie di servizi adeguati”. Adeguati a cosa non si dice mai in concreto. Alcuni miei amici continuano a parlare di un parcheggio interrato sotto la Maratona, ma senza indicare gli obiettivi di questa opera, i costi, i tempi di realizzo, i finanziatori, il prezzo del biglietto, i disagi, la pianificazione della viabilità provvisoria, il cui prodest (a parte la solita lobby di architetti e ingegneri che sullo sviluppo edilizio di Desenzano hanno fatto i miliardi!). Il comune non potrà certo finanziarla visto che è poverissimo a tal punto che non può più permettersi di finanziare la campagna di lotta contro la zanzara tigre (mentre Lonato la fa) ad onta del denaro incamerato con le tasse di soggiorno, l’ICI sulle seconde e terze case, le tasse pagate dai commercianti, le multe per divieto di sosta, il pagamento dei parcheggi…

Rispondiamo prima ad alcune domande prima di metter mano a progetti così impegnativi…

  • Quanti abitanti vogliamo avere residenti sul territorio comunale?
  • Che rapporto residenti turisti vogliamo avere?
  • Quale impatto sul territorio avrà questo numero di persone?
  • Che rapporto fra terreno edificato e aree verdi?
  • Che rapporto fra superficie e metri cubi edificati?
  • Quali e quanti servizi dovremo costruire per sopportare questo impatto?

E via discorrendo.

Ma se attualmente il ricavato di tutto questo grande business che è il turismo a Desenzano non consente al comune di fare una campagna contro la zanzara tigre vuol dire che questo business fa guadagnare altri che poi sono i soliti noti.

Ne vale la pena?

Qual è la vocazione di Desenzano? Non ha spiagge, non ha campi da sci, non ha bellezze naturali particolari, non ha importantissime attrattive da città d’arte, ha un bel centro storico, aveva un contesto ambientale discreto e si è sviluppata enormemente nel terziario, ma cerchiamo di lasciare le cose come stanno, non andiamo verso una Rimini del lago; i passi fatti in questa direzione sono già sufficienti.

Completiamo le infrastrutture che mancano, miglioriamo l’utilizzo del Castello, restauriamo quel che vale la pena di restaurare, riempiamola di alberi e di piante e di fiori… rendiamole l’atmosfera di bella cittadina del lago di Garda che ha perso. Io non sono un esperto di pianificazione del territorio, non sono un ingegnere civile, non sono un amministratore, sono un comune cittadino preoccupato dall’accelerazione verso il degrado che è sotto gli occhi di tutti.