Il mito del parcheggio

December 29, 2007 · Filed Under Urbanistica · 1 Comment 

A Desenzano in varie circostanze, quali meeting, convegni, incontri, riunioni assembleari delle varie comunità che ci rappresentano (nella parte trentina c’è la Comunità montana e la comunità del Garda!), si parla con insistente loquacità di un megaparcheggio sotterraneo, da costruire in località Maratona.

Il parcheggio, del costo stimato di 13.000.000 di Euro, sarebbe di 430 posti macchina e avrebbe lo scopo di permettere ai negozianti e agli esercenti del centro, assaliti dalla concorrenza della grande distribuzione, di sopravvivere, confortati da un rinnovato afflusso di acquirenti, che attualmente sembrerebbero scarseggiare.

Solo un paio di riflessioni.

Un parcheggio similare si può trovare in città di dimensioni almeno cinque volte Desenzano, come Bolzano e Vicenza. Prendiamo quest’ultima: 110.000 abitanti, un centro storico ben noto in tutto il mondo che attrae milioni di turisti, attività legate al Teatro Olimpico, una fiera dell’oro che è la prima nel mondo, altre manifestazioni fieristiche a getto continuo, una densità industriale altissima (Vicenza è la seconda in Italia per numero di iscritti alle Associazioni Industriali, dopo Milano). Eppure, nonostante intere aree del parcheggio siano riservate a privati, l’affollamento non è certo terrificante.

Come si fa a riempire un parcheggio da 430 posti a Desenzano in giorni che non siano sabato, domenica, e ponti fra il 25 Aprile e primo Maggio? Naturalmente è impossibile e quindi la società concessionaria avrà da fare il suo recupero dei costi in questi giorni aumentando le tariffe e quindi disincentivando il turista e ottenendo un effetto un po’ diverso da quello che tutti auspichiamo. A Vicenza il bellissimo parcheggio sotterraneo di via Verdi costa 1,50 Euro all’ora e ha un flusso quotidiano di clienti, la cui permanenza in sosta è al massimo di mezza giornata. Un turista che volesse passare una giornata a Desenzano, a tariffe doppie, spenderebbe sui 25 euro, quindi a livello parcheggio di aeroporto. Può darsi che valga la pena di pensarci un po’ su.

Per i tempi necessari per recuperare le spese iniziali e i costi di gestione, manutenzione, ritengo sia utile leggere il testo riportato alla fine, che riguarda un parcheggio multipiano di Torino, di capacità doppia e di costo inferiore!!

La storia del parcheggio mi ricorda il desiderio di tante amministrazioni di città di poche centinaia di migliaia di abitanti di avere una metropolitana, quando è noto che sotto un certo numero di abitanti è assurdo pensarci per i proibitivi costi metrici, ma si continua ad alimentare discussioni e tavole rotonde.

Seconda osservazione: mi sembra che in centro le torme di turisti dedite allo shopping e alla fruizione di pizze, gelati ecc. non manchino e mi sembra molto speciosa la lamentela dei poveri commercianti del centro di avere il parcheggio per non morire soffocati dai Megastore. Forse è anche una questione di prezzi. D’altra parte il vantaggio di essere ubicati in un bel centro storico non è poco….

A conclusione, non vorrei che alla fine tutto si riducesse a far guadagnare i soliti noti e a distruggere le poche piante che ancora resistono nel centro.

Un piccolissimo inciso: i parcheggi a pagamento attuali alla Maratona con la sbarra a filo strada sembra fatti apposta per creare blocchi del traffico dovuto alle attese di chi si mette in coda in strada per trovare posto! Cominciamo a far funzionare quello che abbiamo e a metterci un po’ più di buon senso nella progettazione e nella realizzazione.

Ed ora il testo sul parcheggio multipiano di Torino:

Il parcheggio “Palazzo” rientra fra i progetti previsti dal Programma Urbano dei Parcheggi del Comune di Torino, nato in seguito alla legge “Tognoli” n.122 del 1989. Il progetto, messo a gara nel 1995 (la firma della convenzione risale all’agosto 1996), rientra tra quelli realizzati attraverso l’individuazione di un Concessionario (A.T.I. ASTADI-APCOA) che ha potuto utilizzare i contributi previsti dalla legge Tognoli per la costruzione e la gestione del parcheggio. La concessione per la gestione del parcheggio durerà 80 anni. A partire dal 30° anno il Concessionario dovrà versare alla Città di Torino un diritto di gestione pari al 5% degli introiti a cui si aggiungerà una somma pari a 300 volte il costo della sosta oraria, moltiplicata per i posti a rotazione.La struttura sorge nell’area della ex-caserma dei Vigili del Fuoco di Torino e più precisamente nell’isolato compreso tra corso XI Febbraio, corso Regina Margherita, via Fiocchetto e piazza della Repubblica. Dell’edificio originale verrà conservata la facciata su cui c’è un vincolo della Sopraintendenza. Il parcheggio “Palazzo” dispone di 853 posti auto, di cui 92 posti auto al piano terra, destinati alla vendita a privati e 761 posti auto ad uso pubblico a rotazione con precedenza agli abbonati. Di questi ultimi, 96 posti auto sono situati al 1° piano interrato, 106 posti auto al 2° piano interrato, 109 posti auto al 1° piano, 110 posti auto al 2° piano, 112 posti auto al 3° piano ed al 4° piano ed infine 116 posti auto al 5° piano. L’ingresso veicolare , da cui possono accedere anche i pedoni, è ubicato in corso XI Febbraio e l’uscita veicolare in via Fiocchetto. La tariffa oraria è di lire 2.000 (per la prima e seconda ora, dopo la seconda ora è di lire 1.500), sono inoltre disponibili tessere a scalare e varie forme di abbonamento.

  • I lavori del parcheggio “Palazzo” sono iniziati nell’ottobre del 1996 e sono finiti il 30 ottobre del 1998, con una proroga di 5 mesi, rispetto ai tempi previsti, a causa del recupero dei resti archeologici ritrovati durante lo scavo, eseguito in collaborazione con la Sopraintendenza Archelogica.
  • Il costo totale dell’opera ammonta a lire 17.683.777.301, di cui lire 12.146.350.000 coperti con contributi ex lege 122/89 e lire 5.537.427.301 coperti in autofinanziamento dal Concessionario.
  • I lavori per la realizzazione del parcheggio “Palazzo” sono stati seguiti dalla Divisione Ambiente e Mobilità – Settore Parcheggi del Comune di Torino, su progetto dell’arch. Francesco Marzullo e dell’ing. Stefano Marino dello Studio Pigreco per quanto riguarda gli impianti. L’opera è stata realizzata ed è gestita dall’Associazione Temporanea di Imprese tra l’ASTALDI S.p.A. di Roma (Impresa realizzatrice dell’opera) e l’APCOA Parking Italia S.p.A. di Mantova (Gestione del Parcheggio)

Il degrado del centro storico

December 29, 2007 · Filed Under Urbanistica · Comment 

Mentre si continua a dibattere su questioni tipo quale futuro per Desenzano, sul parcheggio sotterraneo alla maratona, e tutti si interrogano sulla vocazione vera di Desenzano e alcuni pensano a un polo del lusso o a far diventare il centro un grande ipermercato (senza accorgersi che lo è già diventato), nessun amministratore si pone il problema di mantenere al centro storico almeno la sua fisionomia.Uno dei problemi è di limitare quella che l’architetto Ramella definisce in termini tecnici corretti “l’eccessiva espansione dei plateatici di bar ed esercizi commerciali”, mentre in termini più banali si potrebbero definire “baraccamenti”. Cito volentieri l’articolo che l’arch. Ramella ha pubblicato su Area blu e aggiungo alcune foto che illustrano bene la situazione, cioè lo scempio del centro storico.

La distruzione dell’isola pedonale nel Centro Storico di Desenzano continua. Non si arresta mai. L’egoismo dei negozianti e la miopia dell’Amministrazione comunale sembrano essersi alleati per accelerarne il suo degrado, entrato ormai in una fase preoccupante.

Tempo addietro avevo già evidenziato più volte questo problema. Tutti mi hanno dato ragione, Sindaco compreso, ma le cose non sono cambiate. Le coperture dei plateatici dei bar che in questi ultimi anni sono state autorizzate stanno assumendo sempre più l’aspetto di vere costruzioni. Non appena, infatti, si avverte un po’ di pioggia o un filo di vento, vengono abbassate le tende perimetrali, trasparenti e non, dando forma a dei volumi che si susseguono l’uno dopo l’altro dando vita ad un nuovo paesaggio urbano che peggio non si potrebbe immaginare.

Inoltre, e questo è il male peggiore, per effetto di quale magia non si sa, ogni anno questi plateatici si allargano sempre più. Hanno ormai superato le superfici degli esercizi ai quali sono abbinati.

Per alcuni di questi, poi, che sono stati autorizzati ad aprire solo di sera, non sfugge la stonatura di vederli trasformati in magazzini, durante il giorno, per il deposito di sedie e tavolini, tenuti per lo più ammucchiati, la cui visione offenderebbe anche le capacità riflessive di un pascolo alpino.

Sedie e tavolini di modelli diversi, in stile africano o lunare, anche leopardati, nel bel mezzo del Centro Storico. In questo contesto, si sono poi realizzati plateatici che si sono svincolati da qualsiasi allineamento geometrico dettato dal contesto circostante. Aggiungendo così, anche se non ce n’era bisogno, un disordine estetico della più onesta stupidità. Solo per il capriccio di qualche negoziante che si sentiva danneggiato per avere un plateatico davanti al proprio negozio. Questo, su suolo pubblico.

Ma chi decide a Desenzano? L’Amministrazione comunale, il buon senso o l’egoismo di qualche negoziante?
Perché questa indifferenza verso la salvaguardia dell’isola pedonale?
Perché comprometterne l’immagine ignorando quel lungo percorso, ben articolato, con suggestive ed ampie aperture verso il lago, ricco di bei negozi che nulla hanno da invidiare a quelli delle più grandi città? Perchè ignorare che quell’isola pedonale rimane ancora oggi la maggiore attrazione turistica della Città?

L’Amministrazione si è posta il problema. È intevenuta. Ed ha nominato dei tecnici, politicamente qualificati, che però di Desenzano non ne sapevano niente. Tecnici che avevano il compito di studiare un regolamento per l’utilizzo del suolo pubblico. Per tentare di ricondurre tutti questi eccessi in una logica architettonica più compatibile con i valori ambientali del Centro Storico. Sono passati più di due anni. Ma, oltre al peggioramento dello stato di fatto, non è successo niente. Non sarebbe stato più pratico e meno costoso investire del problema persone di Desenzano, anche politicamente di diversa estrazione, perché di politico non ci sarebbe proprio niente, che conoscono bene ogni situazione, dotate anche di solo buon senso?

Arch. Pier Giuseppe Ramella

Desenzano: quale futuro? Ulteriori considerazioni

October 29, 2007 · Filed Under Sviluppi recenti, Urbanistica · Comment 

In Italia, come è sotto gli occhi di tutti, si è avviato un forte processo di deindustrializzazione, con la dismissione o la delocalizzazione o la cessione a società straniere delle nostre attività nel settore industriale, senza che esse siano sostituite da iniziative analoghe o a più alto contenuto tecnologico. Il risultato è che a breve diventeremo un popolo di camerieri, pizzaioli, albergatori, intrattenitori vari, disc jockey, veline, e similari.

Ebbene, Desenzano da questo punto di vista è sicuramente all’avanguardia, proponendo, in un pregevole contesto architettonico e ambientale, una serie di servizi ed attività rimarchevoli.

Oltre alla caterva di pizzerie, fast food, piadinerie, paninoteche, ristoranti già citati, oltre a tutti i servizi connessi alle attività acquatiche, posti barca, scuole di vela, noleggio e alaggio di mezzi atti a solcare le onde del lago, nelle immediate vicinanze si può contare su un pacco considerevole di divertimenti, fra cui ho potuto catalogare:

  • una pista per go-kart di livello nazionale
  • due piste per aeroplani ultraleggeri
  • una pista attrezzata per aeromodelli radiocomandati
  • una pista attrezzata per modelli di auto radiocomandati
  • un cinema multisala
  • decine di night club e discoteche
  • percorsi per motocross
  • numerosi parchi con giochi acquatici
  • agriturismi vari

… e forse ho dimenticato qualcosa.

Il futuro di Desenzano è già delineato; è inutile porsi la domanda retorica “Quale futuro?” e sbizzarrirsi in assurdità tipo il parcheggio sotto la maratona o la costruzione di spiagge artificiali al Desenzanino, proposta dalla Comunità del Garda. Chi volete che venga a Desenzano attirato da una spiaggia artificiale per la balneazione? Certo, se c’è aumenta le attrazioni, ma è anche questione di costi e benefici, o sbaglio?

Invece quello che gli amministratori dovrebbero curare è presto riassunto in pochi punti:

  • evitare la cementificazione dilagante, ammesso che non sia già troppo tardi
  • limitare la ricettività a limiti umani
  • ripristinare il verde e costruire parchi. Basta visitare d’altra parte la sponda veronese e trentina per vedere la differenza. A proposito, la devastazione della Valtenesi avrà un limite?
  • Infine si dovrebbe produrre una offerta di avvenimenti culturali e musicali decente. Attualmente siamo a livelli incredibilmente bassi: spettacoli pirotecnici ormai inflazionati (d’estate ce n’è uno ogni sera nei paesi rivieraschi), orchestrine di dilettanti e spettacoli da circo, concerti della banda cittadina, e quando si cerca qualcosa di culturalmente impegnato, un po’ di musica lirica. Ma è mai possibile che quando si vuole fare un concerto di musica seria si riesce solamente a chiamare qualcuno che canti l’Aida? Fa eccezione la lodevole iniziativa dei concerti del Conservatorio di Brescia nell’Auditorium A. Celesti; speriamo che duri e che magari d’estate le si dia una degna cornice nel castello restaurato…

Desenzano: quale futuro? La mia opinione

October 23, 2007 · Filed Under Sviluppi recenti, Urbanistica · Comment 

Non si può ignorare la recente evoluzione che ha interessato la città: l’enorme sviluppo residenziale legato agli acquisti di seconde e terze case, la grande cementificazione di tutte le aree, lo snaturamento di quartieri in cui si è consentito di costruire palazzi condominiali in aree una volta destinate all’edilizia di piccole unità abitative, l’esplodere del turismo dei pendolari del week-end e dei “ponti festivi” con il conseguente indotto di pizzerie, piadinerie, ristoranti, trattorie, fast food, gelaterie, buffetterie, tavole calde, paninoteche, bar e affini, negozi, boutiques, nonché di locali notturni d’ogni tipo e sorta.

Non dimentichiamo poi il numero altissimo di supermercati, ipermercati, discount, centri commerciali a dimensioni anche faraoniche come l’ultimo nato, Le Vele.

Contemporaneamente sono spariti quasi tutti i tipici negozi e negozietti che una volta si trovavano in centro, col risultato che credo sia molto più facile in centro acquistare l’ultima borsa di Prada (sia autentica sia, dagli onnipresenti “vu’ cumprà”, contraffatta) piuttosto che una comune bistecca.

Va detto che il centro storico è stato splendidamente restaurato e anche abbellito e impreziosito da selciati stupendi, illuminazioni suggestive, facciate con preziosi spatolati, cortiletti pittoreschi, ma ha perso in parte la sua autenticità, è diventato a misura di turista pendolare, è una cornice, una vetrina con cui attirare la gente per meglio vendere la mercanzia.

Parallelamente è andato distrutto il patrimonio di alberi e piante che ne arricchivano il paesaggio. I giardini delle vecchie abitazioni erano pieni di cedri del Libano, cipressi, oleandri, nespoli del Giappone, magnolie che sono stati eliminati per far posto a vani abitativi, con “ristrutturazioni“ come quella mostrata nella foto, in cui alla villetta monofamiliare con annesso giardino si sono sostituiti complessi residenziali condominiali di molti appartamenti, con sparizione totale del verde.

Ristrutturazione

Le zone di paesaggio rurale tipicamente gardesano sono sparite, talora anche per lasciar posto a pregevoli parchi come quello del Laghetto, che però è pur sempre un ambiente artefatto. Chi si ricorda i parchi della Villa Sabbadini o il viale di cipressi che la congiungeva al centro?

Se non bastasse c’è stata anche una tremenda bufera di vento che qualche anno fa ha distrutto i bellissimi parchi dell’Idroscalo e della Villa Pellegrini (ora dei Padri Rogazionisti) abbattendone le piante secolari. Naturalmente l’incuria e la mancanza di attenta manutenzione sono fattori che hanno contribuito a che questo si verificasse: non si può dire sempre che la colpa è della fatalità o del “vento killer”, per usare i termini dello spregevole gergo giornalistico urlato che va di moda adesso.

Quanto interessi il verde ai desenzanesi lo si capisce comunque dallo stato in cui versano alcune aree adibite a parcheggio, come quella davanti alla piscina comunale, in cui sarebbe fin troppo ovvio piantare alberi, basta che a qualcuno venga in mente.

A me, che vi ho vissuto dall’età di quattro anni fino a dopo gli studi universitari, Desenzano sembra diventato come un villaggio minerario ricostruito, una scenografia da film hollywoodiano, un set per pendolari del turismo. Per carità , non si può certo vivere pensando che nulla cambi mai, anche gli sviluppi di Desenzano descritti prima hanno le loro attrattive e i loro vantaggi, ma non è forse il momento di rallentare questa corsa, di smettere di consumare gli spazi, il verde (esistono ancora alberi da qualche parte?), di non aumentare più la capacità ricettiva, con tutto il complesso di oneri che questo comporta per gli abitanti? Non basta così? Non siamo forse già a regime, non si calcola che forse abbiamo superato il punto in cui questo trend procura più svantaggi e problemi che altro? Vogliamo prendere a modello la distruzione dell’ambiente lacuale che è stata fatta in Valtenesi?

Anni fa non esisteva ancora il fenomeno del pendolarismo dei fine settimana e i turisti comparivano in luglio per sparire al 15 agosto. Rimanevano solo gli autoctoni come noi studenti impegnati a fare le vasche sotto i portici e a bere “el bianch씝 dalla Rossa. Ora la realtà è drammaticamente diversa: Sirmione calcola di avere durante un week-end normale circa 4000 auto, 50 bus, e 20.000 visitatori. La rete distributiva sirmionese conta 338 esercizi, 44 appartengono al comparto alimentare. Il numero degli esercizi è quasi raddoppiato negli ultimi 20 anni passando dai 182 del 1982 ai 338 attuali. Il trend è eguale anche per la superficie di vendita salita da 12.720 agli odierni 24.320 metri quadrati. Sono cresciute anche le imprese presenti sul territorio mentre non c’è stato un parallelo incremento degli addetti che, anzi, sono diminuiti. Infatti nel 1996 le imprese erano 785 e sono diventate 899 nel 2000, mentre i lavoratori sono calati di ben 203 unità scendendo da 1.631 a 1.428.

Desenzano vanta oltre 500 esercizi commerciali con migliaia di addetti complessivamente. La circolazione è spesso totalmente bloccata da un anello di automobili ininterrotto da Desenzano a Sirmione, perché notoriamente le strade sono quelle che sono e il principio fisico dell’impenetrabilità dei corpi vige tuttora. Molti miei amici mi dicono che in centro non si riesce più a chiudere occhio per gli schiamazzi e il casino costante. Il livello di inquinamento sonoro è diventato impressionante dappertutto: motorini e auto imperversano a tutte le ore (della notte e del giorno, si capisce) insieme alle migliaia di cani che i residenti si sono messi in casa e nei giardini (e che vanno a rilasciare le loro “deiezioni solide” ovunque). Certo, questo ha anche a che fare con l’educazione media della gente che è assai bassa, ma aumentare spropositatamente la capacità ricettiva di un centro abitato amplifica di sicuro questi problemi. Le auto e le moto che di notte a tutte le ore percorrono viale Motta e via Sirmione a velocità pazzesca si possono udire distintamente a chilometri di distanza.

Quale sarà il futuro che gli amministratori stanno pensando (se ci pensano) per Desenzano? Credo che il modello di sviluppo verso cui stiamo andando risponda alla definizione di una grande ininterrotta pizzeria a cielo aperto.

Lo stemma ufficiale è ancora quello delle due torri, ma ormai è ora di sostituirlo con qualcosa di più moderno e che più si attaglia allo strumento che da almeno trent’anni ne sta plasmando e modellando l’aspetto: una bella gru per edilizia!!

Gru per edilizia

I convegni che periodicamente si tengono sul tema “Quale Futuro?” propongono nella migliore delle ipotesi il seguente assunto: “Desenzano deve dotarsi di una serie di servizi adeguati”. Adeguati a cosa non si dice mai in concreto. Alcuni miei amici continuano a parlare di un parcheggio interrato sotto la Maratona, ma senza indicare gli obiettivi di questa opera, i costi, i tempi di realizzo, i finanziatori, il prezzo del biglietto, i disagi, la pianificazione della viabilità provvisoria, il cui prodest (a parte la solita lobby di architetti e ingegneri che sullo sviluppo edilizio di Desenzano hanno fatto i miliardi!). Il comune non potrà certo finanziarla visto che è poverissimo a tal punto che non può più permettersi di finanziare la campagna di lotta contro la zanzara tigre (mentre Lonato la fa) ad onta del denaro incamerato con le tasse di soggiorno, l’ICI sulle seconde e terze case, le tasse pagate dai commercianti, le multe per divieto di sosta, il pagamento dei parcheggi…

Rispondiamo prima ad alcune domande prima di metter mano a progetti così impegnativi…

  • Quanti abitanti vogliamo avere residenti sul territorio comunale?
  • Che rapporto residenti turisti vogliamo avere?
  • Quale impatto sul territorio avrà questo numero di persone?
  • Che rapporto fra terreno edificato e aree verdi?
  • Che rapporto fra superficie e metri cubi edificati?
  • Quali e quanti servizi dovremo costruire per sopportare questo impatto?

E via discorrendo.

Ma se attualmente il ricavato di tutto questo grande business che è il turismo a Desenzano non consente al comune di fare una campagna contro la zanzara tigre vuol dire che questo business fa guadagnare altri che poi sono i soliti noti.

Ne vale la pena?

Qual è la vocazione di Desenzano? Non ha spiagge, non ha campi da sci, non ha bellezze naturali particolari, non ha importantissime attrattive da città d’arte, ha un bel centro storico, aveva un contesto ambientale discreto e si è sviluppata enormemente nel terziario, ma cerchiamo di lasciare le cose come stanno, non andiamo verso una Rimini del lago; i passi fatti in questa direzione sono già sufficienti.

Completiamo le infrastrutture che mancano, miglioriamo l’utilizzo del Castello, restauriamo quel che vale la pena di restaurare, riempiamola di alberi e di piante e di fiori… rendiamole l’atmosfera di bella cittadina del lago di Garda che ha perso. Io non sono un esperto di pianificazione del territorio, non sono un ingegnere civile, non sono un amministratore, sono un comune cittadino preoccupato dall’accelerazione verso il degrado che è sotto gli occhi di tutti.

Monumenti a Desenzano, breve storia

October 23, 2007 · Filed Under Urbanistica · 1 Comment 

Per centinaia d’anni a Desenzano c’era solo lui, l’unico, discutibile e non tanto bene inserito in piazza Malvezzi: il monumento a Sant’Angela Merici, patrona della città.

Dopo la Prima guerra mondiale è stato eretto il monumento al Generale Achille Papa (vedere “Un anno sull’Altipiano” di E. Lussu) con cannone dell’epoca.


Dopo la Seconda guerra è la volta del Monumento alla Resistenza in Piazza dei Cappelletti.

Alla scuola d’alta velocità dell’Aeronautica che ebbe sede a Desenzano negli anni ’30 è stata dedicata, in piazza Matteotti, quest’opera molto bella dello scultore Quaglino e dell’architetto Bordignon.

Davanti al monumento al Generale Achille Papa è stato collocato il monumento ai caduti di tutte le guerre, firmato da un altro celebre scultore: Arnaldo Pomodoro.

Negli ultimi anni poi la tendenza al monumento in ogni piazza è dilagata in modo incontrollato:

  • piazza Garibaldi, monumento agli Alpini di ogni tempo
  • di fronte al precedente, monumento al Carabiniere
  • su una porta principale del castello del Barbarossa, a un centinaio di metri di distanza, una lapide commemorativa degli Alpini
  • a venti metri da qui il nuovissimo monumento ai Bersaglieri d’Italia. All’ingresso di Marostica si trova un monumento uguale, ma in scala maggiore, facendo temere che si tratti di un’opera prodotta in serie…
  • un monumento ai Caduti del Mare si trova nella zona della Maratona (ed è molto simile a quello di Sirmione)
  • segnalo anche il Monumento ai Caduti sul Lavoro affiancato da una centralina, che a sua volta si può considerare un insigne esempio di pessimo arredo urbano.

Aggiornamento: gennaio 2008

La centralina di cui sopra è stata fortunatamente rimossa:

Aggiornamento: novembre 2009

Con mia sorpresa ho scoperto che i Desenzanesi continuano ad aggiungere monumenti alla già notevole collezione: questo è un piccolo monumento che segnala l’esistenza del monumento vero e proprio che è la Madonnina del sub che si trova alla punta del Vo’.