Arte

Villa romana

La villa romana, costruita nel IV secolo sui ruderi di una villa del I secolo d.C., fu ritrovata nel 1921 e costituisce uno dei migliori esempi di architettura romana nella Valle Padana. È decorata con 240 mq di mosaici policromi di pregevole fattura.

Il peristilio è pavimentato a mosaici con ornamentazioni geometriche (quadrati, rombi, intrecci, nodi di Salomone ecc.), come anche l’adiacente sala ottagonale. Si nota la presenza, in quattro ambienti, di un impianto di riscaldamento. Un atrio con scena di pesca introduce in una “sala trichora” la cui parte centrale è decorata a quadrati e ottagoni con Amorini e Animali in corsa; le absidi recano resti di mosaico bianco e nero della villa precedente. Si accede poi a uno spiazzo erboso.

A nord della villa è in corso di scavo una basilica forse paleocristiana, con annessi ambienti del IV secolo. Invece, a ovest della villa, dove sicuramente sarebbe proseguito il sito archeologico, gli speculatori edilizi hanno fatto sorgere, negli anni Sessanta, caseggiati e condomini d’ogni sorta.

Il castello

Il castello indubbiamente caratterizza la parte alta di Desenzano. Ebbe origine nell’Alto Medioevo e secondo alcuni sorse sulle fondamenta di un castrum romano. Nel 1472 fu ampliato nella parte sud, ma non divenne mai una fortezza militare, anche se l’ingrandimento fu fatto per ospitare una guarnigione di passaggio. Nell’interno del castello c’erano abitazioni di privati cittadini che potevano accogliere, in caso di pericolo, anche coloro che abitavano fuori le mura.

Nel 1509 fu costruita al suo interno la chiesa di S. Ambrogio, ed altri interventi si susseguirono durante i secoli. In seguito il castello continuò ad essere abitato da famiglie, anche se il suo degrado, per quasi tutto l’Ottocento, procedette sempre più grave. La chiesa di S. Ambrogio fu venduta a privati durante l’occupazione francese del 1798 ed infine distrutta.

La pianta del castello è di forma rettangolare irregolare, con la torre che si innalza all’ingresso, sul lato nord, a protezione del ponte levatoio, di cui si conservano le feritoie per le catene. È una torre massiccia dotata di finestre solo nella parte superiore.

Nel 1883 il castello divenne proprietà del Regio Demanio e fu adibito a caserma, prima sede di una guarnigione di fanteria, poi di bersaglieri e infine di alpini dagli anni Trenta fino al 1943. Il vecchio castello, quantunque privo di particolari bellezze architettoniche, a parte la facciata, è dotato di indubbio interesse storico e di fascino scenografico. Dell’antico castello (il cui aspetto medievale andò definitivamente perduto con i lavori del 1883) rimangono alcuni tratti di mura con merli sgretolati fra le quattro torri angolari mozze, ad eccezione di quella sullo spigolo a nord-est che, fino al 1940, funzionò come specola.

Il Comune ridivenne proprietario del castello nel 1969 e cominciò ad elaborare diversi piani di ristrutturazione. Finalmente, nell’aprile del 2007, è stata completata una prima fase dell’opera di restauro.

Dalla terrazza del castello si gode uno dei più bei panorami della parte bassa del Garda.

Chiesa parrocchiale

Dedicata a Santa Maria Maddalena, fu costruita nel 1480 e rifatta nel 1586 su progetto dell’architetto Todeschini. Come avvenne per molti edifici, costruiti in un lungo arco di anni, la realizzazione dell’opera non fu interamente completata secondo quanto era previsto dal progetto. Essa fu certamente condizionata da problemi di natura pratica, molto probabilmente dall’improvviso ridursi delle possibilità finanziarie per una crisi economica. Lo stile classico di Todeschini si collega a quello di Sanmicheli e di Scamozzi. La facciata manifesta già elementi barocchi, richiamando opere famose come la Chiesa del Gesù a Roma del Vignola.

L’interno è semplice e austero, a tre navate, con colonne di stile dorico. Si nota l’assenza dell’abside, dovuta forse a sopraggiunte ristrettezze economiche in fase di costruzione. Le sedici colonne bianche, di stile dorico, sono di marmo di Botticino. La navata centrale è coperta da una semplice volta a botte che, con la sua circolarità, ripete il motivo delle arcate.

La paia d’altare della cappella del Santissimo è opera di Giovan Battista Tiepolo e raffigura «L’ultima cena». La tela fu eseguita all’incirca nel 1738. Questo dipinto del Tiepolo nel Duomo di Desenzano è opera di grande interesse, poiché iconograficamente atipica, in quanto i dodici apostoli sono colti (diversamente da quanto avviene usualmente nello schema tradizionale) secondo una linea prospettica longitudinale che sembra affollare i convitati in una stretta intimità mentre avviene il dramma.

Nel Duomo v’è un ciclo pittorico dedicato a Maria Maddalena. Ne è autore Andrea Celesti (1637-1714?), uno dei principali rappresentanti della pittura veneta del Seicento. Vi si trovano inoltre tele del Brusasorzi e di altri artisti insigni. Nella sacrestia si trova un ritratto di Sant’Angela Merici (nata a Desenzano nel 1470 circa e santificata nel 1807), opera forse di Alessandro Bonvicino detto il Moretto, il più illustre pittore bresciano di scuola veneta.

Del Veronese, di cui spesso si dice in vari siti che si trovi una tela nella chiesa parrocchiale, io non sono riuscito a trovare traccia.

Arte organaria a Desenzano.

Desenzano va inoltre ricordata per l’attività del grande maestro organaro Giuseppe Bonatti (1668-1752). Si tratta di un personaggio che è entrato a pieno diritto fra i grandi del mondo della musica del suo tempo, grazie al suo genio e alla sua passione musicale, fino ad essere ricordato come «Colui che ricostruì l’organo della Chiesa in cui si svolse il Concilio di Trento» e la cui grandezza è testimoniata dai gioielli di arte organaria che si possono apprezzare in S. Maria maggiore di Trento, S. Maria del Carmine di Rovereto, nella Chiesa della Collegiata di Arco, nella Chiesa della Visitazione di Salò e nelle Chiese dei Comuni di Rezzato e Chiari, nonché nell’abbazia benedettina di Polirone a San Benedetto Po (MN) (mio luogo di nascita) dove nel 1726 lavorò sullo strumento rielaborato da Willem Hermans, di Cologna Veneta.

Giuseppe Bonatti teneva la propria “officina” nella Contrada di Santa Maria de Senoribus, e fu allievo di Carlo Prati, organaro di chiara fama, con il quale collaborò nel 1695 alla costruzione dell’Organo maestro della Chiesa del Crocifisso a Desenzano.

La scuola di organaria del Bonatti ha influenzato per due secoli tutto il nord Italia ed è stata denominata proprio “Desenzanese”, per la contemporanea presenza dei fratelli Benedetti e dei Doria.

Palazzo del Provveditore.

Progettato nella seconda metà del ‘500 dall’architetto Todeschini, il palazzo del Provveditore si affaccia su piazza Malvezzi e sul porto vecchi. E’ circondato su due lati da un porticato con colonne squadrate di marmo bianco; costruito con l’intenzione di ospitare il Provveditore della Serenissima, non fu completato secondo il progetto iniziale poiché la Repubblica di Venezia, contrariamente alle aspettative desenzanesi, confermò la sede del Provveditore a Salò.